Cane Pastore Maremmano Abruzzese

Paese di origine: Abruzzo (Italia)
Classificazione F.C.I.: Gruppo 1 - cani da pastore e bovari (escluso bovari svizzeri).
Il Pastore Maremmano Abruzzese
A cura del Prof. Dr. Franco Simoni Medico Veterinario
La razza del cane da Pastore Maremmano Abruzzese, è una razza che si è diffusa durante lo scorso secolo. La sua denominazione gli fu attribuita dall'ENCI nel 1958. Il grande interesse che recentemente ha suscitato il cane da Pastore Maremmano – Abruzzese, razza italiana di grande, addirittura maggior, prestigio, ha dato motivo di parlare molto di lui. Negli ultimi anni la razza ha avuto una grandissima diffusione, tanto che ormai possiamo incontrarlo negli ambienti più vari. I soggetti più tipici con le attitudini naturali più marcate vivono, come da tempo remoto, negli alti pascoli dell’Appennino, nelle assolate Maremme, nelle rigogliose pianure della Campagna Romana, nel tavoliere, in Capitanata, dove svolgono il loro tradizionale lavoro al seguito delle greggi. Ma soggetti di questa razza si incontrano anche in città, dove sono stati portati e costretti in appartamento, in qualche spazioso superattico, in terrazzo. Capita anche di vederli svolgere i loro lavori di guardiani, dietro recinzioni di grandi ville immerse nel verde dei prati e delle piante. I molti soggetti che hanno attraversato i confini nazionali e sono espatriati in altri continenti svolgono generalmente la loro tradizionale funzione di pastori. Ovunque si distinguono, seppure con sfumature leggere o forti, per una loro individuale caratterizzazione che li rende piu’ che mai individui nel senso geneticamente inteso, oggetto sempre di ammirazione, osservazione, rispetto.
Etimologia del nome
La denominazione di Pastore Maremmano Abruzzese gli fu attribuita dal'’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana nell’anno 1958, quando il comitato Tecnico dell’Ente, facendo proprie le indicazione che il valente prof. Solaro aveva espresso insieme ad altri tecnici del Circolo del Cane da Pastore Maremmano Abruzzese, pubblicò anche lo standard ufficiale, tutt’ora esistente, valido e unico punto di riferimento. Lo stesso Ente curò l’istituzione del libro Origini Italiano, provvedendo quindi al suo aggiornamento. Questa doppia denominazione sorse dal rilevamento dell’esistenza di una popolazione canina, discretamente uniforme nella sua costituzione morfologica e funzionale, al seguito di greggi che stagionalmente transumavano dai monti dell’Appennino, alle pianure rivierasche ed in particolare dall’Abruzzo alle Maremme. Ci fu subito un disaccordo su questo nome composto, che tutt’ora alimenta polemiche, specie da parte di chi improvvisandosi allevatore, senza avere l’esperienza e gli studi necessari a livello zootecnico, medico e filogenetico su tale razza, deturpando la stessa, crede di poterne dibattere senza titolo alcuno. Tali diatribe sono altresì alimentate dalla solita poca obiettività delle persone che le provocano senza approfondire sulle origini della razza (Vds. attenzione particolare al paragrafo “Le Origini”) e sulla sua filogenesi, condizionate da un irriducibile e sterile campanilismo. Taluni perciò vorrebbero che la razza venisse chiamata soltanto “da pastore abruzzese”; altri soltanto “da pastore maremmano”. Tutti vorrebbero quindi legare ad essa il nome della loro Regione, come se nel suo territorio la stessa avesse avuto i natali. Noi riteniamo che, ove si volesse tener conto delle diffusioni attuali, si deve ammettere che, da rilevamenti effettuati di recente, risulta che durante l’estate il maggior numero di cani si trovano in Abruzzo, mentre durante l’inverno ne sono abbondantemente popolate le Maremme, la campagna romana, il Tavoliere delle Puglie, sebbene la riforma fondiaria abbia operato in queste zone una notevole riduzione dei terreni da pascolo. Riteniamo quindi giusta questa doppia denominazione dal punto di vista geografico, filogenetico e storico, come ci accingiamo ad analizzare con il dettaglio che merita anche per tale ragione.
Cenni storici e origini
Secondo alcune teorie, si ritiene che le origini del pastore Maremmano Abruzzese (come quelle di tutti gli attuali cane da pastore europei ad eccezione del gruppo dei pastori lupo-simili come il pastore tedesco, i belgi, gli olandesi, i collies, i nordici in genere) vadano ricercate in Asia, e precisamente nel grande altopiano del Tibet, ove, da tempi lontanissimi, vive il mastino del Tibet considerato il progenitore dei mastini ovunque sparsi, fra i primi i giganteschi molossi di allevamento assirio. Secondo altri, invece la diffusione delle prime forme di cani da pastore, con centro in Asia, sarebbe avvenuta contemporaneamente a quella dei mastini. Abbiamo la provata certezza che il mastino esisteva ai tempi degli Assiri – Babilonesi e questo mastino venne poi portato come oggetto di pregio, dai Fenici in Europa, in tutti i paesi rivieraschi del Mediterraneo ed oltre, su su fino in Bretagna, ove costituì il progenitore dell’attuale imponente mastiff. Secondo alcuni autori ancora, dall’Asia questi cani da pastore si sarebbero diffusi nei Balcani e paesi limitrofi a seguito delle invasioni dei popoli asiatici. Sta di fatto che oggi in Ungheria troviamo un grande cane da pastore di mantello bianco, quasi del tutto simile al nostro Maremmano-Abruzzese: il Kuvasz. E un cane assai simile si trova da tempi lontani in Polonia: il pastore di Tatra. Altrettanto dicasi per il cecoslovacco Tchouvatch. Il “Maremmano” (come lo si definiva all'inizio del secolo scorso) si affacciò al movimento cinofilo con l’iscrizione di quattro soggetti nel 1898 nei libri delle Origini Italiano del K.C.I. (Kennel Club Italiano, il nome d’allora dell’attuale E.N.C.I. Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), per sparire, o quasi, per molti anni successivi. Il numero “consistente” di 17 soggetti si ha nel 1940!
Il primo standard venne compilato nel gennaio 1924 ad opera del dott. Luigi Groppi e del Prof. Giuseppe Solaro.
Carattere e temperamento
Il cane da Pastore Maremmano Abruzzese è un cane da lavoro, e ha compiti di conduzione e guardia del gregge. Questo cane svolge infatti la guardia in maniera infallibile. Se alla custodia del gregge o di una mandria, sceglie la posizione più alta rispetto agli animali, per tenerli tutti sotto il suo sguardo e controllo, sui poggi più esposti e ventilati, o sui crinali. Vuole vivere all’aperto sia d’estate che d’inverno, in assoluta libertà ed indipendenza; è incurante della pioggia, che gradisce perché lava il suo mantello. Ama la neve, con la quale gioca e su cui volentieri scava il suo giaciglio. Se posto alla custodia di una casa, sceglie come giaciglio, la soglia esterna dell'ingresso. E’ umile e sottoposto al padrone severo ma giusto ed equilibrato. Sta spontaneamente vicino ai bambini e li protegge, gioca con loro, purchè non pretendano che esso diventi un giocattolo assurdo sempre disponibile. E’ generosissimo con loro, assolutamente incapace di fare del male con proposito o premeditazione. Non è mai aggressivo, evita lo scontro, non è attaccabrighe con i suoi simili, piuttosto scoraggia con il suo atteggiamento chi lo fosse. Non dà confidenza agli estranei, da cui solitamente non si lascia avvicinare. Si sottrae volentieri alla catena; se legato infatti può diventare scontroso, sospettoso, mordace e talvolta pericoloso.
Alimentazione e crescita
Gli attuali composti mangimici, distinti per ogni fascia di crescita, sono completi di tutte le sostanze nutritive abbisognose ed hanno soppiantato il regime alimentare originario del cane nel suo habitat basato su zuppa di siero di latte ( insostituibile fonte di alimento consistente in quel liquido che resta nella caldaia dopo che sono stati fatti il cacio e la ricotta) e crusca di frumento, poca carne, un po’ di verdura, un tozzo di pane raffermo. La sua crescita è lenta. Raggiunge il suo massimo sviluppo corporeo verso i tre anni.
Aspetto generale
L'aspetto generale e la conformazione di questa razza sono il risultato di una rigorosa selezione naturale in un ambiente tormentato e difficile. Ciò ha contribuito alla formazione di un apparato scheletrico e muscolare possente e vigoroso e un apparato respiratorio robusto, capace di svolgere la sua funzione in condizioni climatiche avverse. Ha un apparato digestivo eccezionale, capace di utilizzare al meglio tutte le sostanze nutritive di un alimento povero, come il pane, la crusca di frumento e il siero di latte. Grazie al suo apparato locomotore, questo pastore si rivela un cane instancabile anche dopo un estenuante e paziente lavoro; il suo appartato sensoriale è particolarmente portato alla vigilanza e attenzione e alla diffidenza. Cane robusto e resistente, il suo corpo è in grado di sopportare agenti fisici e chimici, dal freddo intenso, umido, dalla calura opprimente e secca; in ultima analisi, è un cane capace di svolgere perfettamente la sua funzione.
Standard
Altezza: maschi, da 65 cm a 73 cm; femmine, da 60 cm a 68 cm.
Peso: maschi, da 35 a 45 kg; femmine, da 30 a 40 kg.
Aggiungiamo che questi valori realistici al momento della compilazione dello standard del 1958, sono un po' scarsi oggi, considerato che le migliorate condizioni di vita dell’uomo, e quindi dell'animale, le mutate tecniche e pratiche pastorizie, una migliore e più completa alimentazione hanno influito positivamente nel suo processo evolutivo. Non deve fare scandalo quindi che si incontrino oggi stature e pesi leggermente superiori a quelli che lo standard riporta
Testa: grossa, di forma conica, richiamante quella dell’orso bianco. Non è pesante, né leggera, secca e asciutta nel senso ezoognostico del termine, cioè con la pelle di giusto spessore e il tessuto sottocutaneo scarso.
Cranio: Leggermente convesso e piuttosto largo fra le orecchie, va restringendosi verso il muso.
Muso: Lungo, che va affinandosi verso estremità senza tuttavia essere appuntito. Poco accentuato il salto fronto-nasale. Mascelle di uguale lunghezza, denti forti e bianchissimi. Canna nasale diritta.
Occhi: Non troppo grandi, tagliati un po’ obliquamente, di colore scuro.
Tartufo: Largo, di colore nero o più o meno scuro.
Denti: Completi nello sviluppo e nel numero. Presentano una chiusura a forbice. Labbra poco sviluppate, bene aderenti ai mascellari, con commessura poco visibile. Hanno i bordi rigorosamente neri per una intensa pigmentazione che si estende sino al tartufo, costantemente rorido, nel suo insieme e nelle ampie e profonde narici.
Orecchie: Triangolari, piuttosto piccole e attaccate alte, semierette e ricoperte da pelo corto. E’ attacato molto alto rispetto all’arcata zigomatica, aderente nell’animale tranquillo, mobile e leggermente sollevato nell’animale stimolato e all’erta.
Collo: Forte, di media lunghezza e senza giogaia, con pelo lungo e abbondantissimo. Unisce la testa al tronco quasi diventando con esso una regione unica. E’ piuttosto corto e di forma appena cilindrica con pelle aderente, che non formi giogaia, con molto pelo che, nel maschio forma un collare ricco e leonino. E’ possente nel maschio, molto meno nella femmina. Questa conformazione è uno dei caratteri sessuali che determina il dimorfismo tipico della razza.
Tronco: Petto non troppo largo, torace ben disteso con costole larghe e moderatamente cerchiate. Osservando di fronte l’animale il petto appare largo, dimensionato, nelle proporzioni che lo standard stabilisce. Venticinque per cento rispetto all’altezza al garrese, per uno sviluppo adeguato dei muscoli pettorali superficiali e profondi, che ne costituiscono, con il manubrio dello sterno, la base anatomica. Il garrese, osservando il cane di lato, è leggermente prominente, rispetto alla linea superiore del tronco. Largo e piuttosto lungo il dorso, e, larghi, un po’ convessi e muscolosi le reni. Il dorso e le reni, situati perfettamente sulla stessa linea superiore del tronco, si mantengono orizzontali, per uno sviluppo adeguato dei muscoli dorsali e spinosi che, nell’animale fermo o in movimento, indicano potenza e funzionalità.
Ventre moderatamente retratto nella parte posteriore. Il ventre è appena retratto con un minimo di incavatura in corrispondenza della regione del fiato. Groppa lunga, larga, muscolosa, robusta, di formazione quasi trapezoidale per i due coxali e le tuberosità iliache e ischiatiche che ne costituiscono la base scheletrica
Coda: Lunga, pendente, leggermente rilevata in punta. Ben guarnita di pelo senza formare frangia. Deve trovare una perfetta collocazione con la sua attaccatura, né bassa, né alta, ma tale da favorire un normale portamento disceso, rispetto alla linea superiore del tronco, talvolta portata orizzontalmente o un po’ alta, dal cane eccitato e attento. I principali difetti da squalifica sono l’anaurismo ed il brachiurismo.
Arti anteriori: Spalle muscolose, lunghe e attaccate obliquamente al torace, avambraccio dritto con ossatura forte, pastoie corte.
Arti posteriori: Coscia lunga e larga ricoperta da muscoli salienti, gamba con buona ossatura, garretto largo e moderatamente piegato, metatarsi corti e non speronati.
Piedi: Grandi, ovali, con dita ben serrate e unite fra loro; la suola ha una notevole durezza e consistenza; è preferibilmente di colore nero, come le unghie.
Andatura: La capacità di spostarsi più o meno rapidamente, da un posto all’altro, per ragioni diverse connesse con la sopravvivenza (ricerca del cibo, caccia, lavoro) è tra le funzioni vitali degli animali. Nel nostro cane il movimento è limitato allo stretto necessario, per cui esso appare costantemente pigro, ma, in realtà è decisamente instancabile. Si muove generalmente con un passo lungo o con un trotto allungato. Questa andatura ha una giustificazione. E’ quella di un animale estremamente razionale. Al passo e al trotto l’affaticamento si riduce, in quanto queste andature fra tutte sono le meno impegnative dal punto di vista sia delle contrazioni muscolari sia della azioni articolari che richiedono agli arti anteriori uno sforzo minimo.
Pelle: Aderente al corpo in tutte le sue parti.
Mantello/Pelo: Piuttosto duro, abbondante, lungo, disteso e aderente al tronco. Molto ricco al collo e sulla coda. Corto sul cranio, sulla faccia, sulle orecchie e sulla parte anteriore delle estremità. Frangia moderata alla faccia posteriore degli arti anteriori e alle natiche. E’ tollerato il pelo un po’ ondulato, ma è difettoso quello ricciuto. Di ottima tessitura e consistenza, sottolineamo che è di lunghezza diversa a seconda delle regioni in cui è osservato.
Colori ammessi: Il bianco puro è il mantello più ricercato; ma sono ammessi il bianco con sfumature e piccole macchie isabella, e anche il mantello completamente isabella chiaro. Unicolore nelle tonalità “latte o neve” a seconda della stagione, della esposizione alla luce, dell’ambiente in cui il cane è stato mantenuto, sino al momento della osservazione.
Difetti più ricorrenti
Assi cranio-facciali convergenti, prognatismo, coda portata sul dorso, misure fuori standard, ambio, tartufo depigmentato, canna nasale montonina, enognatismo, mantello isabella, pelo ricciuto, sfumature nere, anurismo, monorchidismo, criptorchidismo.





























