L’aggressività

Aggressività

Esistono diverse forme di aggressività insite nel cane: l’aggressività per dominanza, quella per gerarchia e per la possessione, l’aggressività tra maschi adulti per determinare il territorio, l’aggressività predatoria, quella dimostrata dalle femmine per la difesa delle cucciolate. Si tratta di forme di aggressività assolutamente normali, spiegano gli etologi, e sono quelle che hanno permesso al cane, attraverso i millenni, di arrivare a convivere con l’uomo. Non sono invece forme normali di aggressività l’iperaggressività data dalla paura che nutre il soggetto, ovvero un’aggressività appresa per dolore. In questa categoria, che non consegue ad un vero addestramento e condizionamento, ma rappresenta una risposta reattiva ad uno stimolo, vengono a trovarsi i cani da combattimento, che vengono brutalizzati e maltrattati per avere queste reazioni.

L’aggressività è frutto dell’ambiente e deriva da una frustrazione. E’ una creazione ambientale e s’innesca in presenza di una frustrazione, ad esempio quando l’animale non ha abbastanza cibo oppure è maltrattato. Ci sono animali che vengono tenuti giorno e notte in stanzine sporche e buie e nutriti in modo insufficiente: cosa accadrebbe a un essere umano nelle stesse condizioni? E’ chiaro che una predisposizione genetica deve esistere, ma poi dipende da come l’aggressività è indirizzata. Sul cane si dirige l’emotività del proprietario, s’indirizzano istinti, bisogni, frustrazioni. Il cane violento, insomma, non è che il frutto di un padrone violento.

Edgar Meyer

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