Orrore nei canili

Questa volta sarà tutto più difficile, tutto più doloroso. Non ce la faccio più a vedere la tristezza nei loro occhi non ce la faccio più ad ascoltare le loro silenziose grida di aiuto. Non ce la faccio più a girare tra minuscole gabbie dove quello che vedo fa concorrenza ai migliori registi di film horror. Tumori, piaghe da decubito, arti storti dalla troppa immobilità. Ma in tutto questo quello che fa più male è il loro sguardo, spento, perso, dove la voglia di vivere è scomparsa già da un bel pezzo. Li trovi buttati a terra, inermi, senza nemmeno più la forza di alzarsi, alzano appena la testa, mi guardano chiedendomi di lasciarli soli, di lasciarli morire in pace. Mi chiedono di aiutarli, di mettere fine alle loro sofferenze e la morte è l’unica soluzione che vedono per porre rimedio a tanto dolore. Vorrei aprire quelle gabbie, stringerli forte a me, rassicurarli. Vorrei potergli giurare che torneranno a vedere il sole, che non tutto è perduto, che devono alzarsi, reagire. Ma posso solo piangere, fotografarli, e sperare che il loro sguardo entri nel cuore di qualcuno per non uscirne mai più. Sono tanti, troppi, ed ogni volta essere costretta a scegliere è una sofferenza immane. Ma è anche l'unico modo per aiutare questi poveri innocenti condannati all’ergastolo, dove il loro unico capo di imputazione è quello di aver amato, di aver amato qualcuno che poi non si è fatto scrupoli di abbandonarli per strada come dei sacchi di spazzatura senza nemmeno girarsi a guardare il terrore dei loro occhi.

Quella che sto per raccontarvi è la storia di Soleil, una cagnolina di una dolcezza inaudita, basta guardare il suo sguardo per leggerci dentro tutto il suo dolore, tutta la sua disperazione. I suoi occhi, i suoi bellissimi occhi, cercano di raccontarmi il suo passato, la tragedia dell’abbandono. Soleil è giovanissima, circa due anni, e quello che la caratterizza è il suo smisurato affetto per l’ uomo e la continua ricerca di contatto fisico. E’ una taglia media, ma lei si sente un barboncino, mi ha rubato il cuore dal primo giorno che l ho vista. Sono entrata nella sua gabbia per fargli delle foto e lei in tutta risposta non faceva che salirmi letteralmente in braccio mentre cercavo di immortalare il suo bellissimo musetto è stata una vera impresa riuscire a fotografarla. Non ne aveva mai abbastanza, mi si buttava addosso con tutto il suo peso e chiudeva gli occhietti rilassata ed io non riuscivo più ad allontanarmi da lei, avrei voluto portarla via con me ma sapevo che questo non era possibile. E così con gli occhi in lacrime sono uscita, lasciandola sola a guardarmi da dietro quelle sbarre arrugginite. Mi ha seguito con lo sguardo fino a quando non sono scomparsa dalla sua visuale, dopo di che è tornata triste a rannicchiarsi ad un angolo delle gabbia, forse a riassaporare quei brevi momenti di felicità e chissà, forse il ricordo di quei momenti le sta ancora dando la forza per non abbattersi per non lasciarsi andare. Io lo so, lo so che mi sta ancora aspettando, ed io ho promesso a me stessa che tornerò da lei ma non da sola con me porterò la persona che potrà far accadere il miracolo la persona che entrerà in quella gabbia, la stringerà forte a se e non la lascerà mai più per il resto della sua vita. Soleil è sterilizzata ed è adattissima a vivere sia in appartamento che in casa con giardino. Ha solo due anni ed una vita intera per donare amore, quell’ amore smisurato per la vita che lei ancora non ha perso. Vi prego aiutatemi a tirarla fuori da quella gabbia prima che sia troppo tardi, prima che anche i suoi occhi si spengano, prima che anche lei decida che la soluzione migliore è lasciarsi morire. Se non potete compiere il miracolo, aiutatemi a spargere la voce, ricordatevi sempre che sono le gocce che formano l’oceano. Soleil è li che aspetta fiduciosa il mio ritorno, aiutatemi a non deluderla.

Storia di Soleil scritta da Silvia

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